Comincio a capire il perchè di questo “progetto”: prima di tutto è il Mauro interno che ha deciso di mettere il Mauro esterno di fronte alla realtà. Il mio ego smisurato vive pensando che la forma, la capacità, l’essere “forte” dura per sempre e se un tempo arrampicavo bene, non c’è motivo perchè non sia ancora così. L’arrampicata è uno strumento potentissimo per nutrire l’autocelebrazione e il compiacimento: le via che hai fatto, i risultati, non te li porta via nessuno, sono fatti! Il problema sorge quando tenti di rifare le cose di un tempo. E questa è la chiave: la mia mente egoista pensa che posso fare questo o quel passaggio ma il mio corpo non ce la fa. E da qui parte tutto, l’ammettere che si è deboli, meno flessibili, molto meno resistenti. Ed accettarlo! Accettarlo è difficile! Volti la faccia di fronte a quel te stesso che l’inclemente specchio delle placche di mostra, volti la faccia all’ineluttabilità delle cose. E spesso decidi di non conviverci, di seguire quell’altro, quello che più ti soddisfa e che non richiede l’uso del fisico. E’ per questo che lavoro sempre con un pirla. Anche oggi che è domenica. E’ vero che ho il turno di reperibilità, ma è anche vero che potevo andare qui a 10 minuti da casa ad allenarmi un pò in una palestrina, e invece sono rimasto qui con il muso lungo a recriminare sull’incazzatura, sul fatto che c’è il sole e io devo restare a casa, sul fatto che in fondo sbattersi per un’ora non vale la pena… etc, etc, etc… Tutte balle, tutte scuse. Posso però dire che la mia non è pigrizia, è paura! Vero, sano timore del confronto, del trovarsi di fronte alla verità e non avere più vie mentali di fuga. La ricerca consiste anche nell’elevare il corpo fisico e portarlo ad un livello in cui si possa ricongiungere con l’anima. Già il fatto di pubblicare queste note è di per sè un autocompiacersi. L’unica attenuante è il grado scelto: il 7a è oramai quasi normale per un arrampicatore di livello medio. Un progetto vero punta ai gradi 8 ma so, ne sono sicuro, che oramai per me è tardi. Il doversi impegnare tanto da farlo diventare un punto importante di arrivo significa una cosa sola… e il bello è che non è detto che io ce la faccia. E lo so! Ma mi piace provarci, mi piace avere questa idea nella testa.
Scritto il 25/01/2009
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