Cito testualmente dal libro Guarire con lo Shiatsu di D.Gattini e M.Agazzi: “… Alcune fonti consigliano di non effettuare lo Shiatsu su persone affette da cancro in forma grave, poichè il trattamento pressorio potrebbe far diffondere il male nel corpo. [...] Che senso può avere parlare di diffusione del male in un corpo così compromesso? Lo Shiatsu anzi, anche se non guarisce il cancro, può infatti sostenere la persona, offrendole un aiuto insperato nell’ affrontare questa realtà. E il sentirsi accuditi come lo Shiatsu sa fare può essere di grande aiuto anche sul piano psicologico, arrivando persino a determinare una svolta nel vissuto inetriore della malattia, per non dire poi che in alcuni casi può essere un valido modo per accompagnare serenamente il malato terminale nell’ultimo tratto della sua vita…” . Ecco… mio Papà è morto di cancro ai polmoni. Non ha ricevuto Shiatsu ma, specie negli ultimi giorni, la Mamma lo accudiva e lo toccava, accarezzava per lungo tempo. Non credo che lo Shiatsu avrebbe fatto meglio di quanto abbia fatto la Mamma, ma mi piace pensare che anche quella fosse una qualche forma di Shiatsu istintivo e primordiale. Di certo non è guarito, ma non si è abbandonato alla voracità della malattia!!! Non ha nemmeno lottato strenuamente per strappare con le unghie, con i denti e con rabbia alcune ore di sofferenza in più su questa terra. Ha fatto, anzi hanno fatto l’unica vera cosa giusta da fare: hanno vissuto i giorni che rimanevano (un anno circa) togliendo al cancro ogni possibiltà di generare qualsiasi cosa in più del malessere fisico… Il mio Papà ha vinto… Dio se hanno vinto!!! Il suo corpo è stato consumato dalle chemio e dalla malattia, ma il suo spirito, l’amore per la Mamma e per la vita è rimasto intatto… poche ore prima della sua morte ero seduto a fianco a lui sul letto e gli ho parlato a lungo, tenendogli una mano su una spalla. Nel dormiveglia in cui oramai versava a causa delle varie metastasi e dei farmaci si è accorto che piangevo… non so come sia stato, ma ha aperto gli occhi e ha mosso la testa… mi ha detto “NO” nell’unico linguaggio che gli rimaneva. Ho ancora estremamente chiara e netta la sensazione dei muscoletti della spalla che si muovevano sotto la mia mano intanto che comunicava con me… e già da allora è stato tutto lì nella mia mano. La stessa notte si è spento… tranquillamente… con una specie di sorriso sul viso… mentre mia Mamma lo vegliava, pregava e gli accarezzava un braccio.
Quando senti un dolore che fai? Porti la mano lì, per dare calore. Quando hai un neonato in braccio che fai? Lo tocchi, è una delle cose fondamentali della vita. La pelle e la sensibilità circadiana (non dei cicli, ma quella stimolo risposta un po’ primitiva che ci rende unici), quella dei neonati appunto. Quando nasciamo ci toccano, ci aiutano ad uscire dall’addome di nostra madre e alla fine non c’è modo migliore di andarsene, essendo toccati da qualcuno. Soprattutto quando quel tocco è amore.
Non bisognerebbe dimenticarlo mai, quando tocchiamo qualcuno